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 RACCONTI EROTICI

» la sera che scoprii di essere troia ess
inviato da: adriana
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LA SERA CHE SCOPRIIDI ESSERE TROIA

Dirò di chiamarmi Barbara ed ho trentacinque anni. Ho capelli biondi tenuti a caschetto, gli occhi di un grigio chiaro, porto una quarta di reggiseno ho corporatura snella e ventre piatto, cosce tornite senza un filo di adipe e mio marito sostiene che abbia un volto non solo bello ma che traspira anche un’espressione rassicurante sebbene… beh quel che intendo con il termine “sebbene” lo capirete a mano a mano che leggerete le mie confessioni.    

Ciò che mi accingo a rivelarvi è una storia tanto scabrosa da apparire come l’immaginazione erotica di una signora che cerchi sfogo alle frustrazioni sessuali scrivendo racconti erotici, invece…!

Ebbene un sabato sera, invernale, di due anni fa, mio marito, appassionato di fantascienza, mi portò al cinema a vedere un film che narrava di un improvviso cambiamento climatico. Attendemmo che iniziasse l’ultimo spettacolo, in sala d’aspetto, per quasi tre quarti d’ora perché il film era piuttosto lungo e quella era una storia che se non la vedevi dall’inizio perdevi la suspense della trama. Erano le ventidue e cinquanta quando, dopo che molta gente se ne era andata, entrammo. La sala si era piuttosto svuotata e la gente seguitava ad uscire. La trama coinvolgeva, soprattutto per gli effetti speciali che ricostruivano la repentina glaciazione terrestre.
All’inizio del secondo  tempo, un uomo si sedette sulla poltrona alla mia sinistra, mettendosi il giaccone a vento sulle ginocchia. Mio marito (che chiamerò Massimo) preso dagli strabilianti effetti speciali delle scene, nemmeno sembrava avesse fatto caso al tipo. Io mi domandai perché, sebbene si fossero liberate molte poltroncine, si era seduto proprio su quella alla mia sinistra. D’istinto mi accostai a mio marito. Diedi una rapida occhiata allo sconosciuto. Nella semioscurità della sala, la sua fisionomia mi apparve quella di un bell’uomo sulla quarantina. Notai che aveva un pinzo ben curato ed emanava un profumo di colonia che mi piacque. Poco dopo avvertii il suo gomito poggiarsi sul bracciolo comune e accostarsi al mio. Cautela avrebbe voluto che togliessi il braccio ma lo tenni lì, scostandolo di qualche millimetro, in modo che si allentasse il contatto: ero curiosa di capire se quell’accostamento fosse stato casuale o volontario. Poco dopo avvertii nuovamente la pressione del suo gomito sul mio, anzi il contatto si fece più deciso, poi un breve colpetto come una sorta di segnale. Adesso ne ero convinta: lo sconosciuto aveva intenzione di palparmi e sondava la mia disponibilità. Qualche istante ancora e avvertii la sua scarpa destra accostarsi alla mia. Mai mi ero trovata in una situazione simile. Mi chiesi quanto si sarebbe permesso di osare se lo avessi lasciato fare perché non poteva non avere compreso che ero accompagnata da quello che doveva essere il mio uomo. Il buon senso mi suggeriva di chiedere a Massimo il cambio di posto ma non lo feci, un po’ per l’imbarazzo di rivelargli che il tizio mi voleva toccare ma un po’ per lo strano desiderio che mi stava assalendo: di continuare ad avere un contatto con lui, sicura che mi sarei ritirata se avesse osato troppo. Riflettei sui rischi che avrei corso se avessi accettato le sue attenzioni. Decisi di ritirare la scarpa ma la ritrassi solo il necessario per non avvertire il contatto. Non passò mezzo minuto che sentii la scarpa dello sconosciuto tornare ad accostarsi alla mia. Evidentemente aveva compreso quanto fossi indecisa nell’accettare le sue avance. Iniziai a provare agitazione allo stomaco. Nella sala semibuia le immagini del film passavano davanti ai miei occhi senza alcun significato talmente era l’ansia che mi cagionava la situazione. Nascosto dai giacconi, che si toccavano, sentì il ginocchio dell’uomo appoggiarsi al mio, poi strofinarmelo leggermente. Trassi un profondo sospiro per attenuare l’irrequietezza, poi come lo facessi indipendemente dalla mia volontà, spostai leggermente la gamba sinistra verso di lui aumentando il contatto. Con sorpresa sentì il ginocchio dell’uomo ritrarsi, ma subito dopo tornare ad appoggiarsi al mio e dargli leggeri tocchi. Stava mandandomi segnali per farmi intendere che dovessi mettermi in una particolare posizione? Sì doveva essere così. Il viso me lo sentivo in fiamme e la bocca arida per l’emozione. Un altro tocco sul ginocchio, poi qualcosa mi tastò la gonna, quindi una breve tirata al tessuto. Intesi che cosa voleva facessi lo sconosciuto: che accostassi di più la gamba sinistra alle sua. Considerai che se lo avessi fatto solo di un po’, difficilmente Massimo si sarebbe accorto della manovra ma che vergogna se mi avesse scoperto! Potevo addirittura mettere a rischio il nostro matrimonio. Un conto erano le fantasie erotiche che ci confidavamo o le parolacce che ci dicevamo nei momenti intimi, diversa poteva essere la realtà. Tuttavia il contatto con quell’uomo mi faceva accapponare la pelle delle braccia.
Sentii un altro tocco al ginocchio: insisteva che accostassi la gamba ancora di più a lui. Decisi di stare al gioco, però mi riproposi che gli avrei permesso ti palparmi soltanto le ginocchia, poi mi sarei ritratta. Ruotando il bacino, mi mossi sulla poltroncina come per aggiustarmi la gonna. Notai che mi rivolse rapidi sguardi d’intesa. Poi attesi la sua prossima mossa col cuore che mi batteva a mille. Sentì la mano dell’uomo palpare la rotondità del mio ginocchio, soffermarsi qualche istante su esso poi incominciare a risalire, lentamente la coscia. Sentii un brivido lungo la schiena.
Massimo, preso dal ritmo serrato del film, guardava la scena di un’onda gigantesca che aggrediva una grande città sommergendo persone e cose. Pure io avvertivo un’onda ma era un cavallone di eccitazione che mi levava ogni volontà di togliermi da quella situazione rischiosissima. Avvicinai ancora di più le gambe a quelle dello sconosciuto, con l’unico movimento possibile del corpo: quello di accostarmi maggiormente a Massimo col fianco.
L’uomo tolse la mano dal mio ginocchio per spostare il giaccone in modo che coprisse maggiormente le nostre gambe. Tornò ad appoggiare la mano sulle mie ginocchia, poi, con cautela, iniziò a farla risalire su per le gambe. Catturata da quel gioco erotico azzardato ma intrigante, allargai leggermente le cosce per facilitargli l’atto. La mia fica si bagnava mentre lui seguitava a guadagnare centimetri verso l’alto. M’infilò la mano tra le cosce, dove la pelle era più calda e tenera. Seguitò a fare risalire la mano fino a giungere all’altezza dei bordi che sostenevano le autoreggenti. Quale fortuna, per lui, che avessi messo quel tipo di calze e non il collant! Superò i bordi delle autoreggenti e giunse a tastarmi la pelle nuda. Si fermò. Mi resi conto che non poteva avanzare più di così senza scomporsi troppo.
D’improvviso sentì la voce di Massimo. Il cuore mi saltò un battito.
- Ti piace Barbara? -
- Che cosa? - domandai, sforzandomi di dare alla mia voce un tono normale.
- L’effetto speciale di questa scena. -
- Sì, molto. -
- Lo credo bene! - bisbigliò lui.
- Massimo, non ho capito l’ultima frase che hai detto. -
- Ti ho chiesto se stessi comoda in quella posizione. -
- Certo - risposi. Lo udì fare un sommesso risolino, quindi mettermi un braccio di traverso le spalle e trarmi verso di lui. Poggiai la mia guancia alla sua. La più decisa rotazione del bacino, mi consentì di avvicinare ancor più le gambe allo sconosciuto. Quale paradosso stava vivendo! Mio marito mi teneva stretta ed io avevo la spudoratezza di farmi accarezzare le cosce da un’altro. Sentì la sua mano guadagnare qualche centimetro ancora. Era talmente eccitata di essere certa che sarebbe bastato fosse giunto a toccarmi le mutandine per avere un orgasmo. Sarei riuscita a reprimere i gemiti se fosse accaduto? Udì Massimo borbottare. Fui colta da un brivido di apprensione al pensiero che avesse scoperto tutto.
-Accidenti, Barbara - mi disse con un tono seccato - credo di avere lasciato l’auto aperta. -
- Ne sei sicuro, Massimo? - domandai traendo un sospiro liberatorio.
- No ma nel cruscotto ci sono i documenti. Non posso stare con questo dubbio fino alla fine del film. -
- Dovrai uscire dal cinema. -
- Avvertirò la cassiera, mi farà rientrare. -
- Perderai le scene più interessanti. Abbiamo messo l’auto distante per imporci di fare una camminata a piedi. -
- Patente e libretto di circolazione sono più importanti del film. È meglio che vada, Barbara, non posso rimanere con questo dubbio. -
Lo seguì mentre, con modi affrettati, Massimo se ne andava. - E adesso? - pensai. Sentii la mano dello sconosciuto seguitare a risalire fino a toccarmi le mutandine. Avvertii lo stimolo dell’orgasmo avvicinarsi.  Tremai al pensiero di non riuscire a contenere i gemiti. Pensai di occupare il posto lasciato libero da Massimo. Guardai la poltroncina vuota alla mia destra. Feci la mossa di sollevarmi ma la mano dello sconosciuto premette sulla pelle delle mie cosce come per farmi capire che se avevo osato tanto, col mio uomo accanto, con maggiore ragione dovevo starci adesso. Mi voltai verso di lui guardandolo in faccia più a lungo. Vidi che mi rivolgeva uno sguardo supplicante poi mi chiese sottovoce:
- Signora, non si sposti, per favore. Ho sentito ciò che ha detto…suo marito? -
- Sì è mio marito…»
-Non tornerà per almeno mezzora, signora. -
Quelle parole, mormorate in modo accorato, mi fecero desistere. Il viso mi scottava. Sentii la mano dell’uomo ritrarsi dalle mie cosce ma solo per lasciarla debordare oltre il bracciolo e cercare di trarmi la gonna verso le mutandine. Mi sollevai un po’ per alleggerire la pressione inferiore delle gambe sul sedile della poltroncina e permettergli di fare scorrere l’indumento verso l’alto. Mamma mia che cosa stavo facendo! Sotto i giacconi, adesso, avevo le cosce abbondantemente scoperte e divaricate; d’impulso mi abbassai di schiena per poterle aprire maggiormente. La mano dello sconosciuto aveva un tocco delicatissimo. Notai che i suoi occhi avevano acquistato lo sguardo del sorriso. Sicuramente si era accorto quanto mi fossi eccitata perché ero certa che i miei umori avevano trapassato il sottile indumento. Sentii le dita dello sconosciuto infilarsi sotto, accarezzarmi, la peluria, esplorare la parte esterna della vulva come volesse accertarsi quanto fosse esteso il mio vello. Si aprì una breccia tra le piccole labbra. Sentii un dito posarsi sul clitoride e quando lo sconosciuto iniziò a titillarmelo, chiusi gli occhi e strinsi i denti per non gemere alla sferzata di piacere che stava per avvolgermi, poi la petit mort, (com’è chiamato l’orgasmo dai francesi) m’invase la fica. Un piacere fisico, come mai avevo provato prima, mi mozzò il respiro e tutto in me, dal cervello alle profondità della vagina, si trasformò nel punto G. L’orgasmo seguitava, come se non mi volesse dare tregua. Si attenuò, poi riesplose, un po’ meno intenso ma piacevolissimo come l’ultima onda che muore sulla spiaggia dopo un fortunale. Fui costretta a fermargli la mano per concedere tregua a una mente che non poteva più sopportare quella sorta di elettroshock vaginale.
Ero riuscita a trattenere quei gemiti che avrebbero sicuramente attratto l’attenzione di qualcuno dei pochi spettatori, rimasti. Sentii l’uomo ritrarre il braccio e ricomporsi. Trassi la gonna verso le ginocchia, poi rimasi in uno stato di rapimento per qualche minuto. Nemmeno mi sembrava vero ciò che avevo permesso allo sconosciuto ma ci pensò lui a riportarmi nella realtà. La sua mano destra cercò la mia e cominciò a trarla verso la sua parte. Capii che voleva essere ricambiato. Cominciai a lasciarmi trasportare. Mi mormorò:
- Signora mi contraccambi, almeno con qualche carezza. I nostri soprabiti sono un buon riparo. Nessuno vedrà e poi la gente è andata via quasi tutta. -
Avevo una gran voglia di cedere. Infine gli dissi:
- Signore, mi promette che subito dopo se ne andrà? -
- Parola d’onore, signora. -
Permisi che lo sconosciuto terminasse di accompagnarmi la mano nel suo soprabito, all’altezza del pube. Sotto il tessuto premeva un gran bozzo. Gli dissi che mi sarei limitata a toccarglielo un po’. Lui annuì e mi sorrise, come non avesse creduto ai miei propositi. Tremante, armeggiai per trovare la cerniera. Mi prese un tale fremito da non riuscire ad afferrare la linguetta. Fu lui, comprendendo la mia emozione, a trarla in basso. Capii che lo sconosciuto non indossa l’intimo perché il suo cazzo me lo ritrovai subito in mano. E che cazzo! Respirai profondamente e strinsi l’asta. Era un pene di dimensioni assai maggiori rispetto a quello di Massimo, molto più lungo e tanto grosso da non riuscire a cingerlo del tutto; aveva il glande ancora più voluminoso dell’asta. Era, però, di una forma singolare: per una sorta di deformazione anatomica si arcuava verso l’alto, al punto da farmi pensare alla curvatura delle banane. Adesso, lo tenevo in mano alla base. Quanto avrei voluto vederla quell’asta lunghissima! Il tremore mi era quasi passato e presi coraggio. Adesso non ero più tanto sicura di limitarmi a fargli qualche carezza. Trassi la pelle del prepuzio in basso e lo scappellai completamente. Mi accorsi che l’uomo si depilava perché non sentii peluria, né sul pube né sui testicoli. Incominciai a masturbarlo adeguando il movimento della mano alla curvatura del grosso pene. L’eccitazione che provai, nel tenere tra le dita quel grosso e bizzarro cazzo, incominciò a farmi superare il timore di masturbare un uomo in una sala cinematografica e le

promesse che mi ero fatta. Quant’era caldo e duro e morbido, quel bastone di carne pulsante. Me lo immaginai tra le labbra. Mi sarebbe entrato in bocca? Pensieri che mi fecero pensare alla mia celata lussuria e quanto essa, emergendo, potesse trasformarmi, da fedele mogliettina, in una femmina sensuale e lasciva, anzi di più: una carnale troia. Aumentai il ritmo del movimento. Avvertì l’uomo iniziare ad ansimare. Era prossimo a eiaculare. Sentii che mi metteva una mano sulla fronte per bloccarmi. Capii che se non lo avesse fatto avrebbe eiaculato e si sarebbe impiastricciato gli abiti.
- Signora - mi disse bisbigliandomelo - se me lo prendesse in bocca, poi facesse un altro piccolo sforzo di volontà, eviterebbe che… lo faccia, la prego.  La coprirò con il soprabito. -
Capii quel che intendeva: non solo voleva che glielo succhiassi ma che inghiottissi il suo seme per evitare che qualche schizzo gli cadesse sui pantaloni. Nemmeno con mio marito l’avevo mai fatto, del resto lui non me lo aveva mai chiesto perciò mi limitavo a sputare il suo sperma preparando in anticipo un paio di fazzolettini igienici sovrapposti.
- Signore - gli mormorai, con la voce tremante - così non me la sento. Le ho concesso fin troppo, se ne vada, per favore e lui mi rispose:
- È sicura di volere che me ne vada? -
Stavo per annuire ma qualcosa mi trattenne. Avvertivo la fronte sudata e il mio animo era sottosopra, poi il desiderio di succhiargli quello strano enorme cazzo sovrastò ogni mio ritegno. Feci un cenno negativo con la testa e mi abbassai. Lui mise il soprabito a coprirmi testa e spalle. Gli afferrai il cazzo alla base, aprii le labbra e la grossa cappella di quel cazzone storto mi riempì totalmente la bocca. Il sapore di quel maestoso glande era identico a quello del cazzo di mio marito. Ringraziai madre natura di avermi generato con la bocca piuttosto larga, ma era la sua grossezza a farmi sentire lo stomaco liquefatto per l’emozione. Spalancando le labbra il più possibile iniziai a pompare glande e una piccola parte dell’asta, lentamente, ma essere sotto il soprabito mi faceva mancare l’aria. Tolsi il cazzo di bocca, ma solo il tempo necessario per dirgli di togliermi il suo giaccone di dosso e sollevarmi per guardarmi attorno. Sulle poltrone alle nostre spalle non c’era rimasto nessuno, su quelle anteriori sedeva solo una quindicina di persone, sparse qua e là. Considerai pure che se avessi seguitato a fargli il pompino, lo sconosciuto era talmente eccitato che, forse, non avrebbe resistito un solo minuto prima di eiaculare, quindi il rischio di essere scoperti era minimo. Mi abbassai di nuovo. Gli occhi abituati alla semioscurità mi consentirono di vedere quel randello di cazzo: era veramente enorme e la sua malformazione lo rendeva, al mio sguardo ancor più accattivante. Pensai che se mi avesse montata mi avrebbe sfondato. Glielo ripresi in bocca e cominciai a ciucciarglielo con sempre maggiore rapidità. Lo sconosciuto tornò ad ansimare, mi bisbigliò che stava per venire. Aumentai il ritmo azzardandomi a fare dei repentini affondi per sentire quel magnifico cazzone riempire ogni anfratto della mia bocca. Prima di avvertire il primo schizzo di sperma sul palato sentii il corpo dell’uomo irrigidirsi. Il fiotto fu seguito da un altro e un altro ancora, e poi un altro e un altro. Con molta difficoltà inghiottii lo sperma a più riprese, senza evitare che un rivoletto mi uscisse dalla bocca e gli colasse giù per l’asta, ma almeno evitai che i numerosi e copiosi zampilli facessero ai suoi abiti danni maggiori. Ero talmente eccitata che venni un’altra volta, mugolando piano, piano, in modo nasale. Seguitai a pompargli il cazzo anche dopo che aveva finito di eiaculare, talmente ero presa dalla frenesia. Fu lui stesso a dirmi “basta signora”. Sapevo che, a orgasmo avvenuto, il maschio avverte una sorta di fastidio se la succhiata seguita, ma lui dovette sollevarmi la testa mettendomi una mano sulla fronte per farmi desistere. Quando, finalmente, lo fissai negli occhi, avevo ancora in bocca il suo sperma. Inghiottii tutto il suo seme in una rapida sorsata e in quegli istanti mi sentii oscena, una vogliosa maiala, compiaciuta di provare quella sensazione. Mi chiese se avessi bisogno di qualche fazzolettino. Gli dissi che ne avevo nella borsetta. Ne presi un pacchetto, lo aprii, ne usai uno per pulirmi le labbra, poi sapendo che gocce di sperma potevano ancora uscire dall’uretra del suo cazzo, gli strizzai la base dell’asta per farle fuoriuscire. Usai un altro fazzolettino per asciugargli la cappella.  Mormorò che mai aveva goduto tanto intensamente in vita sua e mi chiese se avessi considerato esteticamente brutta la malformazione del suo pene.
- Affatto - gli risposi.
Poggiò completamente la schiena sulla sua poltroncina, gli occhi socchiusi, il volto rilassato, rivolto verso il soffitto della sala. Mi sussurrò il suo indirizzo di posta elettronica.
Come aveva promesso, lo sconosciuto, dopo essersi ricomposto, si alzò e se ne andò dicendomi semplicemente “buona notte signora”.
Qualche minuto dopo tornò Massimo. Il film durò ancora dieci minuti. Mentre uscivamo dalla sala, sperai di avere perduto il rossore dell’eccitazione. Gli chiesi se avesse trovato l’auto chiusa. Mi rispose di avere fatto bene ad andare ad accertarsene, perché l’aveva lasciata aperta. Aggiunse che aveva controllato la documentazione e tutto era a posto. Rientrati in casa, mi sentii afferrare da Massimo e baciare con focoso trasporto. Fui costretta a staccarmi da lui per dirgli:
- Massimo, che cosa ti prende, calmati! - Sentì di nuovo la sua bocca appiccicata al collo, le mani che trafficavano sulla gonna per sollevarmela, poi le sue dita che mi accarezzavano le cosce, che s’insinuavano tra esse. Mi disse di allargarle, mi scostò le mutandine per raggiungermi la fica.
- Accidenti, ti sei già bagnata così tanto? - mi chiese mostrandomi un sorrisetto che aveva del sardonico. - Hai le mutandine fradice. -
- Massimo, andiamo in camera - gli suggerii per non fargli approfondire la questione. - Ho una gran voglia di fare l’amore. -
- No, rimaniamo qui. - Massimo introdusse le dita tra la mia folta peluria fino a scoprire il clitoride. Iniziò a strofinarmelo con troppa foga. - Massimo, non così! Sii più delicato. -
- Come quel tizio al cinema? - ribatté lui con la voce arrochita dall’eccitazione.
Il sangue mi abbandonò il viso. Massimo si era accorto di tutto. Che vergogna! Quel fatto poteva portare alla fine del nostro matrimonio ma perché era tanto eccitato? Lo guardai in faccia. Mi sorrideva. Stupita, mi sentii rispondere:
- Barbara, mi sono allontanato per assecondarvi. Mi era parso strano che quel tizio avesse scelto di sederti accanto con i tanti posti liberi su cui poteva accomodarsi, poi avesse messo il suo giaccone in modo che si accostasse al tuo.  Avevo capito che ti voleva palpare e quando ho notato che muovevi le ginocchia verso di lui, ho inteso che lo avresti incoraggiato. A quel punto mi sono eccitato. -
- Che cosa? - domandai sgranando gli occhi.
- Sì, Barbara, il fatto che lui ti volesse palpare mi ha eccitato al punto che ho avuto un’erezione. Non avrei mai immaginato che mi sarei eccitato tanto nel sapere che stavi per essere oggetto delle attenzioni sessuali di un altro maschio e che tu lo stavi assecondando tramutando in realtà le nostre fantasie. Rammenti quante volte, a letto, ti ho detto che mi sarebbe piaciuto vederti disposta ad accettare le attenzioni di un altro uomo? -
Annuii in silenzio. Ero sconcertata, ma lui seguitò:
- Immaginavo la sua difficoltà di fare scorrere la mano sulle tue cosce e che in quel modo non sarebbe mai riuscito a toccarti la fica senza temere che mi accorgessi delle sue manovre. Volevo invece che ci riuscisse perché ciò che tentava di fare lui diveniva il mio piacere mentale, perciò ho trovato la scusa che potessi avere dimenticato di chiudere a chiave l’auto. Sono andato nel bagno del cinema e mi sono masturbato. Poi ho passeggiato nei dintorni sentendomelo ancora duro. Adesso dimmi: che cosa è accaduto quando me ne sono andato? -
- Non farmelo dire Massimo - lo supplicai.
-Invece devi raccontarmi tutto per filo e per segno. Ti ha accarezzato le cosce?
Annuii.
- Fin dove è arrivato? Dimmelo! -
- Massimo, mi stai mettendo in imbarazzo… -
- Ti capisco ma sforzati di dirmelo, Barbara. Lo hai lasciato fare? -
- Sì… -
- Fino alle mutandine? -
-Sì Massimo… -
- E oltre? - insisté lui.
Annuii abbassando lo sguardo. Lui mi sollevò il viso ponendomi una mano sotto il mento.
- Hai lasciato che ti masturbasse? -
Adesso pure io mi stavo eccitando e, senza provare pudore, gli spiegai che mi ero lasciata masturbare e che avevo provato un orgasmo intensissimo.
- Lo immagino - rispose lui. - hai ricambiato, masturbandolo a tua volta? -
- No, l’ho ricambiato ma non masturbandolo… -
- Vuoi dire che glielo hai succhiato? -
- Sì! -
- Ti è venuto in bocca? -
- Sì, altrimenti si sarebbe sporcato gli abiti. -
- Allora arguisco che tu gli abbia inghiottito lo sperma! -
- Sì, l’ho fatto - risposi. Non avevo mai visto il volto di Massimo tanto trasfigurato per l’eccitazione.
- Ti sei comportata peggio di una troia, ma adesso mi sento di amarti ancora di più, perché ho scoperto la tua vera natura. Ed io la mia. -
Svelatami la sua indole lussuriosa e voyeuristica, mi baciò con un impeto tale da farmi quasi male a un labbro e senza nessuna ripulsa del fatto che mi fossi fatta eiaculare in bocca. Nemmeno mi aveva dato il tempo di andare in bagno a sciacquarmela e, si sa, lo sperma lascia in bocca un che di muschiato e aspro.        
Ci baciammo al lungo tenendoci stretti e quando le nostre bocche si staccarono un lungo e argenteo filo di saliva, fece da ponte tra le nostre labbra vogliose.
- Quell’uomo aveva un cazzo strano - gli rivelai.
- In che senso, strano? - volle sapere Massimo.
- Ti sentiresti mortificato se ti dicessi che lo aveva molto più grosso e lungo del tuo? -
- Un po’ ma che ci posso fare? -
- Però il tuo è bello dritto, invece il suo è malformato, insomma storto come le banane. - Poi gli confidai che prima di andarsene mi aveva dato il suo indirizzo di posta elettronica.
Lui mi fissò, poi mi propose, assumendo un’espressione seria:
- Vorresti rincontrarlo, al cinema, mettendoti tra noi due? -
La sorpresa per quella proposta mi fece esclamare:
- Non dirai sul serio Massimo? -
- Mai sono stato serio come in questo momento. -
Feci finta di essere contrariata ma la sua proposta mi aveva provocato un tremito. -
Ne discutemmo ancora un po’ affinché pensasse che mi dovesse convincere, infine accettai.  
Aprimmo la posta elettronica del suo PC e ci accingemmo a scrivere allo sconosciuto per chiedergli un appuntamento nei termini da noi proposti.

Cortese sconosciuto, chi le scrive è il marito della signora che lei ha avuto l’opportunità di “conoscere” qualche sera fa al cinema As..r. Non si preoccupi, non le scrivo per redarguirla, ma per chiederle, per sabato prossimo, un altro appuntamento, sempre all’ultimo spettacolo, sulla galleria del cinema S….o. Stavolta sarò presente anch’io. Siederemo entrambi ai fianchi di mia moglie, che rimarrà al centro delle nostre attenzioni per tutta la durata del film.

Andammo a letto che mancava un quarto alle tre. Massimo, sebbene avesse eiaculato nei gabinetti del cinema, volle che gli facessi un pompino e vi assicuro che mi zampillò in bocca tanto di quello sperma, da rimanerne stupita.
Ci destammo che mancava un quarto a mezzogiorno. Decidemmo di andare a mangiare qualcosa in una tavola calda. Andammo a fare una lunga passeggiata in auto e quando tornammo a casa, accendemmo il PC.
Sulla nostra posta elettronica trovammo la risposta dello sconosciuto.

Gentile signore, accetto il suo invito. Suggerisca alla sua signora di non mettere collant e mutandine perché creano molte difficoltà in certe situazioni. Arrivederci.

Per ben due ore rimasi alle mercé dello sconosciuto e di mio marito. C’eravamo messi nell’ultima fila di poltroncine. Oltre c’era il muro che divideva la sala di proiezione dalla galleria. Non immaginerete mai, le sensazioni che provai sapendo che mio marito era complice. L’emozione di voluttà, tutta cerebrale, mi lanciò all’ottavo cielo nell’avvertire sul clitoride due tocchi diversi di dita che si alternavano, ma entrambi piacevolissimi. Non solo non avevo messo mutandine e collant ma, su suggerimento di mio marito, avevo indossato una gonna svasata che facilitò non poco le gestualità di entrambi i miei partner.
Rimasi per tutta la durata del film a cosce scoperte e le autoreggenti a rete, che i miei partner potevano osservare nella semioscurità, moltiplicarono la loro eccitazione. Raggiunsi l’acme cinque volte: i primi tre orgasmi furono intensissimi. Che serata! Inghiottii lo sperma di entrambi: dello sconosciuto due volte. Sulle gallerie, purtroppo, c’è più caldo che nelle platee e quando uscimmo dal cinema, ero sudata fradicia. Lo sbalzo di temperatura, sebbene avessi messo il piumino, fu fatale perché mi presi un’influenza con i fiocchi che mi obbligò ad assentarmi dal lavoro per una settimana, ma ne era valsa la pena. Vi chiedete se incontrammo ancora lo sconosciuto? Certo e ancora lo incontriamo ma non più al cinema.

  

  







  
  







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torneo-game
"Fammi Godere" nella sezione
PORNO GAMES


Sissi
è la concorrente in testa in questo momento con
1709 voti.



messaggi di single, coppie, ecc.
L'ultimo messaggio :
bimbadolce
Per tante coccole dolci e sensuali..contat tami...sono calda e avvolgente come l'estate....
baciiii
Vale< r>p.s *** dalle 15 alle 21.no sms! ...
Tantissimi film
da godersi
direttamente
online
Le Donne si Spogliano
OGGI
Giochiamo a:
Dolce Pompino
Il video di oggi è:

NO, NO, il culo NO!!!



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